The 100: il creatore Jason Rothenberg parla del Finale e condivide le Speranze per il Futuro della Serie TV

The 100: il creatore Jason Rothenberg parla del Finale e condivide le Speranze per il Futuro della Serie TV

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Attenzione: questo articolo contiene spoiler

Dopo ben sette stagioni di successo, la serie distopica The 100 - tratta dall'omonima collana di romanzi di Kass Morgan - sta giungendo al suo termine. Il creatore dello show Jason Rothenberg ha da poco rilasciato un'intervista, che vi proponiamo di seguito, dove ha spiegato ai fan qual è stato il suo progetto per la trama e la caratterizzazione dei personaggi di questa ultima carrellata di episodi.

  • Hai già esposto il più grande ostacolo nella settima stagione, che è stato probabilmente la propensione dell'umanità a combattere per evitare l'estinzione. Perché hai scelto di esplorare e approfondire questa tematica nell'ultima stagione, per lasciare l'ultima scelta di come agire ai personaggi?

"Provate a guardare, per esempio, fuori dalla finestra o la televisione. Fino a che la nostra specie non realizza di essere sulla stessa barca siamo spacciati. Ritengo che la fine del mondo sia una nostra responsabilità. Almeno in parte, mi sembra sia così. Con questo show stiamo cercando di spiegare che finché non capiamo tutti questo concetto le cose peggioreranno. Se lo capiremo, potremo trascendere verso un qualcosa di migliore per la nostra specie".

  • Perché è stato importante dare a Ottavia quel momento sul campo di battaglia ed essenzialmente farle finire la guerra, quando lei in primis ha causato in passato così tanti spargimenti di sangue?

"Questa è una domanda interessante. Ritengo che abbia imparato la lezione dei Wonkru e che la stia applicando. Non l'aveva ancora imparata del tutto alla fine della quinta stagione. Abbiamo trasformato Ottavia nel corso delle ultime due stagioni in una sua versione zen, perciò mi è sembrato sensato che lei, alla fine, capisca prima degli altri cosa fare durante questa battaglia, dove onora suo fratello e il fatto che lui l'abbia capito ancora prima di lei. Convince poi le due fazioni, iniziando dalla sua, i Wonkru, ad abbassare le armi. Ci è sembrato una finale poetico".

  • Con tutto ciò che è successo è incredibile che Murphy sia riuscito a farcela fino alla fine. Cosa hai amato di più del suo percorso narrativo? Sei sorpreso che sia sopravvissuto?

"No, non sono sorpreso. Prima di tutto adoro Richard Harmon. Penso che sia un talento davvero speciale. È come uno scarafaggio - come noi lo chiamiamo nella serie - sapevo che sarebbe stato lì alla fine. Ci sono stati momenti in cui abbiamo addirittura pensato di renderlo l'unico sopravvissuto, visto che gli scarafaggi ci seppelliranno tutti. Ho amato ogni aspetto del lavorare con lui, a essere onesto. Dall'inizio, dall'episodio pilota, il suo carisma ha bucato lo schermo. All'inizio era John il numero uno, non aveva neanche un cognome. Era un bastardo, non saprei definirlo meglio, nella prima stagione. Ricordo di aver detto a Richard, una volta finita la prima stagione, che pensavo di non averlo approfondito abbastanza. Non avevamo definito bene il suo personaggio e ci tenevo a farlo nella seconda stagione. E proprio in quei nuovi episodi abbiamo avuto quell'opportunità, nella scena con Raven nella nave da sbarco, dopo che lui le spara e spiega perché lui è così com'è. Immediatamente il pubblico ha empatizzato con lui. Molto del suo successo è da attribuire al talento di Richard. Mi ha dato l'idea di come finire la storia del suo personaggio e ho subito pensato: 'Oh mio Dio, è meraviglioso'.".

  • C'è ancora molta controversia nella morte di Lexa. Come è stato per te riportare questo personaggio su schermo (e la sua attrice interprete Alycia Debnam-Carey) donandogli una sorta di conclusione della storyline? Avete avuto problemi logistici nel farlo?

"Prima di tutto, è stato incredibile riportarla in vita con il suo costume e il suo make up. L'attrice è stata al gioco. Ho avuto molte conversazioni con lei per spiegarle esattamente cosa volevamo fare, e alla fine ha deciso di accettare. Sono davvero grato di aver potuto girare queste scene con lei e che abbia accettato".

  • Come l'ha presa Eliza Taylor, considerando quanto la sua storia sia definita dalla relazione che ha con Lexa (anche se è passato del tempo dalla sua morte)?

"La tempistica è strana. Lo show è durato 7/8 anni, per i personaggi è trascorso meno tempo, ma Lexa è l'amore della vita di Clarke. Non posso parlare per Eliza. Dovrebbe rispondere lei".

  • Cosa ne pensi del viaggio di Clarke nello show e in particolare nella stagione finale? Come è stato vedere l'interpretazione di Eliza Taylor nel corso delle stagioni?

"Ritengo che vedere Eliza crescere come attrice sia stata un'esperienza speciale. Era una grande attrice dall'inizio, ma quando ha trovato la sua strada è diventata una vera star. Ha lavorato più di tutti per dare l'esempio. É stato incredibile da guardare. Come attrice ha acquisito molta confidenza durante, come personaggio, non chiamerei Clarke un'eroina. Certo, è la nostra protagonista, ma ha fatto cose orribili. Si tratta di un personaggio scisso e con pecche, che è visto con controversia da molti fan per questo. Ha fatto cose orribili per proteggere Madi. Alla fine della storia è distrutta e diventa un angelo della morte".

  • Hai sempre pensato di fare sopravvivere Clarke fino alla fine o c'è mai stato un mondo in cui pensavi sarebbe morta?

"Ci sono stati momenti dove abbiamo pensato di farla morire, ma lei è la nostra protagonista, è il personaggio dal cui punto di vista viene mostrata la storia. Ha senso farla sopravvivere. Amo l'idea che non possa raggiungere la terra promessa alla fine".

  • Qual è stata la più grande sfida di questo episodio finale? 

"Prima di tutto è stata la prima volta che ho diretto un episodio. A causa della pandemia abbiamo avuto tre giorni per finire di filmare. Abbiamo dovuto chiudere molto velocemente e abbiamo filmato in due giorni il materiale di tre. La più grande sfida per me è stata la scena negli alberi durante la battaglia, c'era tanta gente e molta azione e abbiamo avuto poco tempo per girare". 

  • Cosa ne pensi dello spin-off? Pensi che avrà successo?

"Ho grandi speranze. Siamo in un periodo incerto, il covid ha cambiato ogni cosa. Prendere decisioni è strano e ci vuole più tempo del normale, ma tutto procede. Ho poco da fare a questo punto del progetto. Sto aspettando che il telefono squilli. Probabilmente saprò la sorte dello show cinque minuti prima del resto del mondo".

Fonte: Collider

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