The English Game: la Recensione della Miniserie targata Netflix

The English Game: la Recensione della Miniserie targata Netflix

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Lo sceneggiatore e produttore britannico Julian Fellowes, ideatore di Downton Abbey e premio Oscar per Gosford Park, torna sul piccolo schermo per raccontare l’Inghilterra classista di fine ottocento, trovando uno spunto narrativo azzeccato. 

In The English Game, i trascorsi personali e professionali di due uomini agli antipodi, un gentiluomo londinese ed un calciatore professionista scozzese, s’incrociano sul campo di calcio, sport borghese destinato a diventare, come tutti sanno, una delle massime espressioni della passione popolare nel mondo.

La miniserie, che vanta tra i protagonisti volti noti al grande pubblico come Kevin Guthrie (Animali fantastici e dove trovarli) e Charlotte Hope (Game of Thrones), presenta una costante tensione tra le sue “anime”: l’ottima ricostruzione storica ad opera dei reparti scenografia e costumi dà un apporto determinante al contesto sociale che si vuole dipingere, rendendo il prodotto credibile e godibile, mentre dall'altro lato la scrittura non disdegna un registro melodrammatico che, nei momenti più sentimentali, fa deflagrare l’intera struttura narrativa nella soap opera da carie ai denti. 

D’altro canto, il vero nucleo di The English Game è il calcio, giocato e politicizzato, e Fellowes non sbaglia quando decide di focalizzarcisi: il racconto di come questo sport si sia democratizzato è tanto semplice e lineare quanto intrigante.

The English Game: la Recensione della miniserie Netflix

Di carne al fuoco l’autore ne mette molta, con l’ambizione di approfondire un numero considerevole di personaggi, inclusi quelli apparentemente secondari; ciò porta ad avere episodi privi di equilibrio, che passano da storyline interessanti ad altre insopportabili per quanto melense. Per fare un esempio, il rapporto complicato tra il rampollo Arthur Kinnaird (interpretato da un convincente Edward Holcroft) ed il suo austero padre, seppur centellinato, cattura l’attenzione e costruisce con efficacia un personaggio stretto tra l’amore per il gioco e le aspettative dell’alta società. Lo stesso non si può dire della messa in scena dell’altro rapporto padre e figlio disastrato: tra Fergus Suter, co-protagonista, ed il rispettivo genitore alcolista noi vediamo solo una minuscola tessera di quello che sarebbe potuto essere, potenzialmente, un bellissimo mosaico.

Infatti, il problema principale di The English Game è la superficialità con la quale sono state sviluppate la maggior parte delle trame secondarie; la miniserie ha avuto l’ardire e paga il tentativo di giostrare tanto materiale interessante in un format troppo ristretto.
Eppure, questi “sei episodi che potevano essere dieci”, oltre a godere pertanto di un ritmo serrato, hanno il sapore del romanzo rosa d’altri tempi, capace di catturare il cuore dello spettatore, che gli piaccia o meno.

The English Game è una particolare miniserie, dall'ideatore di Downton Abbey, dove il genere storico incontra il calcio.

Uno show credibile e godibile ma che mette troppa carne al fuoco, e finisce probabilmente col trattare alcune trame con troppa superficialità.

madforseries.it

3,0
su 5,0

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