Queen Sono: Recensione della nuova Serie TV originale Netflix

Queen Sono: Recensione della nuova Serie TV originale Netflix

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Tra le piattaforme di streaming, Netflix è senza dubbio il fulcro della serialità, con l'insuperabile e costante capacità di proporre prodotti originali degni di nota, abbracciando ormai tutto il mondo e tutti i generi.

Nel collage delle produzioni del colosso streaming mancava l'Africa, vuoto subito colmato con Queen Sono.

La curiosità di provare la serie è stata tanta e, sin da subito, ci ha dato l’impressione che potesse portare una ventata di aria fresca nel panorama seriale, un modo differente di raccontare una storia che non si narra così spesso.

Disponibile sulla piattaforma dal 28 febbraio, Queen Sono esordisce con prima stagione entusiasmante e di qualità, incipit di una storia interessante, che si spera prosegua con un secondo ciclo di episodi.

Siamo lieti di creare questa serie originale con Netflix e siamo super entusiasti della loro innegabile capacità di portare questa storia sudafricana nostrana ad un pubblico globale. Crediamo che la Regina Sono aprirà le porte a storie più fantastiche da questa parte del mondo”, ha detto la creatrice Kagiso Lediga.

Queen Sono: Recensione della nuova Serie TV originale Netflix

Informazioni sulla serie

Queen Sono è la prima produzione originale sudafricana commissionata dallo streamer, anche se non la prima a debuttare, lo scorso anno ha infatti esordito Shadow.

Si tratta un thriller-drama di sei episodi creato da Kagiso Lediga e prodotto da Tamsin Andersson per Netflix. Si è aggiudicato il ruolo di protagonista, Pearl Thusi, nota per l'interpretazione di Dayana Mampasi in Quantico.

La protagonista Queen lavora sotto copertura per un’agenzia di spionaggio sudafricana, dedita a proteggere il popolo africano dalle minacce e dai pericoli. Quando non si ritrova a far fronte al crimine, la protagonista deve occuparsi della sua vita personale di figlia in cerca di verità, oltre che spia governativa.

Un genere rivisitato

La serie vuole emergere, cambiando la visione del genere thriller come lo conosciamo: attraverso la qualità estetica a dir poco sensazionale approccia un tema originale e poco trattato.

Vediamo quindi, in una splendida cornice sudafricana, una fotografia ed un’ambientazione degni di nota, resa 'pura’ ai nostri occhi, attraverso inquadrature che enfatizzano con superbia la bellezza del Sudafrica. È un aspetto molto importante della serie, che la caratterizza e la differenzia dalle altre del genere.

 La vera perla però sono i temi affrontati, situazioni che da sempre tormentano il popolo africano: 

  • il desiderio utopico di una nazione libera: un progetto concretizzato in parte da Nelson Mandela, uomo simbolo dell'uguaglianza e dell’antirazzismo, ma rimasto ancora incompiuto, creando un vortice di insoddisfazione in una popolazione, sempre più stanca dei soprusi subiti;
  • l'orribile retaggio del colonialismo e del razzismo, un marchio difficile da estirpare e troppo presente nella realtà di oggi;
  • la corruzione e la delinquenza, considerati come mera normalità. Insoddisfazione e disuguaglianza creano un malcontento da appoggiare gruppi di terroristi, considerati liberatori, con pericolosi legami internazionali.
Queen Sono: Recensione della nuova Serie TV originale Netflix

Una doppia trama efficace

La creatrice Kagiso Lediga ci propina una doppia trama velata, ma abbastanza convincente. 

La trama principale tratta le operazioni della Special Operation Group, organizzazione segreta che ha come obiettivo quello di proteggere il Sudafrica da ogni sorta di minaccia, una in particolare: Ekaterina Gromova, proprietaria della società militare Superior Solutions. 

La trama secondaria è la morte della madre di Queen, nota attivista politica. Sono passati 25 anni, ma Queen in fondo sa che la vicenda che aleggia intorno la morte della madre e ben lontana dall'essere conclusa: l’uomo accusato dell’omicidio non la racconta giusta. 

Non limitandosi alla trama politica, la produzione ha mixato il dramma personale della protagonista con una spalla comica d’eccellenza: la nonna di Queen, Mazel (Abigail Kubeka).

Sicuramente l’obiettivo della produzione è stato quello di creare un personaggio variegato in più punti, creando quasi un’icona: una giovane ragazza tormentata dai fantasmi del passato, impegnata della sicurezza della nazione ed incapace di esternare le proprie emozioni.

Potremmo quasi definirla una Walker Texas Ranger al femminile: un personaggio iconico e risoluto e ben costruito. 
Nonostante alcuni elementi un po’ banali che la caratterizzano, Queen Sono funziona bene nel contesto della serie e gli aspetti “già visti” non ne inficiano la visione.

Considerazioni finali

Queen Sono è una serie funziona bene e che riesce a soddisfarci. Troviamo un setting meraviglioso, una doppia trama che caratterizza il personaggio principale. È subito chiaro come la serie vuole differenziarsi dalle altre del suo genere: non tanto per la trama, ma attraverso la forza dell'estetica e delle tematiche trattate.

Queen Sono è una serie è "nella terra di mezzo": da una parte abbiamo una trama rivista e un personaggio che può risultare caratterizzato con semplicità, dall'altra troviamo momenti di vivacità e interesse, con elementi che contraddistinguono la serie dalle altre già viste fino ad ora.

Uno show innovativo nel trattare tematiche importanti con competenza, attraverso un impatto visivo degno di nota.

madforseries.it

4,0
su 5,0

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