Qualcuno Deve Morire: la Recensione della nuova Miniserie targata Netflix

Qualcuno Deve Morire: la Recensione della nuova Miniserie targata Netflix

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Con Netflix che per il mese di ottobre ha ampliato il suo catalogo con una sfilza di contenuti, proprio Qualcuno Deve Morire dovevo guardare? Vabbè.

Per chi si fosse (fortunatamente) perso questo nuovo prodotto spagnolo, la storia è incentrata su una famiglia degli anni '50, ricoperta di segreti e parole non dette. L'arco narrativo principale è legato al figlio della suddetta famiglia, Gabino, che ha tenuto nascosto il fatto di essere gay, fatto che avrebbe (e ha) sconvolto tutti i parenti.

Ovviamente, per un dramma d'epoca, dobbiamo tenere conto dei tempi. Gabino è sotto pressione per sposarsi e trovare un lavoro fisso. C'è molta speranza nella storia implicita; Gabino spera di continuare a viaggiare piuttosto che rimanere sotto lo stesso tetto di suo padre, il quale sta cercando di organizzargli l'esistenza. La comunità pronuncia ripetutamente insulti omofobi, dimostrando un vero e proprio malcontento per le voci o la possibilità che qualche concittadino sia gay. È una vera e propria caccia alle streghe. Qualcuno Deve Morire, perlomeno, porta alla luce la teoria che come razza umana abbiamo sempre paura di ciò che viene percepito in modo diverso, abbinandolo a una violenta oppressione.

Qualcuno Deve Morire: la Recensione della Miniserie di Netflix

Messaggio politically correct a parte, che ultimamente va molto di moda nelle serie TV, anche se ciò significa forzare alcune sottotrame (ma questo è un altro discorso), assistiamo a una narrazione in pieno stile Il Segreto. Penso non ci sia niente di peggiore. 

Ad avere grossi problemi non è solo il filo conduttore dei tre episodi - sono pochi ma sono troppi - ma anche le sottotrame: niente viene approfondito a dovere e i personaggi sono costruiti in modo approssimativo. Ciò porta a un'inevitabile e apparente esagerazione di alcune scene, che forse avrebbero avuto più senso se gli episodi fossero stati - ahimè - in maggior numero.
A contornare questo quadretto, le musiche. O forse sarebbe meglio dire LA musica. Un unico e solo motivetto che accompagna le scene che dovrebbero - e sottolineo dovrebbero - trasmettere ansia o timore, aiuta il complesso a trasformarsi in qualcosa di cringe.

Non c'è stato il tempo di far crescere e maturare i personaggi, non c'è stato modo di comprendere i pensieri e le decisioni di altri: tutto ciò va a discapito della storia, che voleva lanciare un messaggio al pubblico. Eppure è stato perso molto tempo: il clou della trama si è sviluppato ed è morto tra il finale del secondo episodio e il terzo, conclusosi con un finale che lascia stupefatti (in senso negativo, ovviamente).

Peccato però, la recitazione non ha lasciato a desiderare.

Episodi lenti, ma che al tempo stesso non permettono di sviluppare i personaggi, come se la Qualcuno Deve Morire fosse stata preparata in fretta e furia. 

Il continuo susseguirsi di piccoli eventi (utili e totalmente inutili) toglie tempo ad avvenimenti centrali, che avrebbero permesso allo spettatore di comprendere molte più cose.

madforseries.it

1,7
su 5,0

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