Philip K. Dick's Electric Dreams: la Recensione della Serie TV Antologica e un Confronto con Illustri Predecessori

Philip K. Dick's Electric Dreams: la Recensione della Serie TV Antologica e un Confronto con Illustri Predecessori

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Ma gli Androidi sognano serie tv?

Philip K. Dick's Electric Dreams, serie del 2018 prodotta da Channel 4 Sony Pictures Television e distribuita da Amazon, si incanala nel filone di serie televisive ispirate al mondo della letteratura di fantascienza e speculativa che - seppur potendo vantare numerosi predecessori illustri - ha visto in Black Mirror un importante successo commerciale e di critica.

Dire solo questo, però, potrebbe risultare troppo riduttivo e poco rispettoso della serie in questione, soprattutto nei confronti di un grandissimo scrittore che ha offerto così tanto materiale al piccolo e grande schermo (moltissimi film come Blade Runner, Un Oscuro Scrutare, Atto di Forza o Minority Report sono tratti da suoi romanzi) e che da poco è stato riscoperto anche dal mondo dei serial: Amazon stessa, nel 2015, aveva tentato una trasposizione omonima de “La Svastica sul Sole” (“The Man in the High Castle” negli Stati Uniti) riscuotendo ottimi recensioni da parte di critica e pubblico, tanto esser pubblicata per tre anni consecutivi e aver raggiunto così la terza stagione. Abbiamo parlato in modo approfondito della suddetta serie, in questo articolo.

D’altro canto, la critica di settore recentemente ha messo in evidenza una sorta di affinità tra le due serie, argomentazione espressa delle volte senza aver ben assimilato i due background di riferimento: molti spunti di Black Mirror sono riconducibili all’estetica di un altro importante intellettuale legato all’universo della fantascienza, ossia J. G. Ballard, che rappresenta probabilmente il polo opposto a P. K. Dick, rispettatissimo rivale e collega più legato ad un “realismo fantascientifico”, più satirico e politico, rispetto alla fantascienza dickiana vicina a forti posizioni filosofiche, all’eterna ricerca di ciò che è umano e lo sarà nel futuro a venire.
In sostanza, il punto in comune più forte tra i due show televisivi è la loro natura antologica, ma in termini di riflessione letteraria di sono distinguo da fare: Black Mirror guarda più all’impatto della tecnologia sull’essere umano, con il suo rodato black humor “ballardiano”, P. K. Dick's Electric Dreams e l’autore dai cui romanzi sono tratti gli episodi si interrogano su “che cosa è l’essere umano”, usando alieni, androidi, città futuristiche e astronavi come contesto entro cui poter rispondere a questo quesito molto importante, su cui ci si deve confrontare osservando la costante rivoluzione tecnologica di cui siamo parte e spettatori.

Per la produzione della serie, gli showrunner Ronald D. Moore e Michael Dinner hanno avuto un cast assolutamente di rispetto, simbolo della volontà delle case coinvolte di offrire un prodotto di qualità. In questo senso, infatti, la presenza di attori di assoluto valore come Steve Buscemi, Brian Cranston, Timothy Spall, Richard Madden, Liam Cunningham, Anna Paquin, Terrence Howard o Juno Violet Temple è stata una scelta decisamente azzeccata e tutti non sfigurano affatto come protagonisti o coprotagonisti delle storie raccontate, in particolare Buscemi che eccelle nell’episodio “Crazy Diamond”, fantastico sin dalla sequenza di apertura sulle note di “Octopus” di Syd Barrett, il vero diamante pazzo che a sua volta ispira il personaggio principale in qualche strano modo e Spall, davvero superlativo in “The Commuter”.

Philip K. Dick\'s Electric Dreams: la Recensione della Serie TV Antologica e un Confronto con Illustri Predecessori

Le puntate, dieci in totale, sono tutte autoconclusive e cercano di riassumere al meglio un racconto o un romanzo dell’artista americano: l’idea è assolutamente ambiziosa, considerati i tempi di messa in onda dei singoli episodi e la complessità narrativa che ha reso celebre l’autore - capace di tessere trame e twist già a partire dagli anni cinquanta oltre che di narrare di smartphone, tablet, modulatori di umore e replicanti prima che essi fossero realmente realizzati.
Il confronto con un mostro sacro è quindi difficoltoso, per cui il risultato finale non è esente da qualche imperfezione: una piccola pecca è proprio il non aver seguito un filo conduttore della narrativa dickiana, per cui si alternano episodi come “Father Thing”, in cui viene coperta una pubblicazione minore di Dick ad altri come i due episodi citati in precedenza, a cui si possono tranquillamente aggiungere “Real Life” con un Terrence Howard davvero sul pezzo, “Human is” in cui Craston e Liam Cunningham riescono a dare vita ai personaggi che interpretano in maniera estremamente convincente, “The Hood Maker”, che ha come star un Madden nei panni di un solido detective più maturo, sfaccettato e incisivo rispetto al Rob Stark che ha impersonato in Games of Thrones

In generale, sono davvero pochi i momenti di calo di qualità, che è in generale decisamente elevata sia in termini di sceneggiatura che recitazione, regia e produzione. Anche qui, piccola tiratina di orecchie per la opening in CG, che si poteva realizzare meglio nonostante le citazioni delle creature, delle creazioni e del cameo del robot replicante di Philip K. Dick stesso, realmente costruito.
Al contrario la soundtrack è davvero ben realizzata, capace di alternare fasi in cui emerge il sound elettronico, sia esso melodico che ambientale, passando per la psichedelia acustica e voce del citato “Madcap” Barrett senza risultare mai stucchevole, noiosa o lontana dal narrato, capace altresì di evidenziarlo a dovere.

In conclusione i motivi di lamentela riguardo Philip K. Dick's Electric Dreams sono davvero pochi, considerato il visionario universo da cui vengono tratte le vicende, capaci ancora di stupire per la forte umanità che trasmettono, supportato da una produzione on point e da un cast di assoluta rilevanza. I difetti sono davvero pochi e facilmente correggibili, per cui fiduciosi ci aspettiamo una seconda stagione con la quale il diamante (pazzo) sarà perfetto e gli androidi potranno finalmente sognare serie televisive di qualità.

madforseries.it

4,5
su 5,0

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