Jean-Claude Van Johnson: la Recensione de La Serie TV su Jean-Claude Van Damme

Jean-Claude Van Johnson: la Recensione de La Serie TV su Jean-Claude Van Damme

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Anni fa Amazon decide di cimentarsi nell'ancora non così mainstream mondo delle serie televisive e, tra i vari progetti, annuncia con un trailer uno show ispirato e interpretato dall'action hero Jean-Claude Van Damme, artista marziale protagonista di numerose pellicole uscite negli anni ottanta/novanta. 

Lo short video fa centro, e il pubblico, chiamato ad esprimersi su una serie di progetti che il colosso aveva messo in fase produzione, mette Jean-Claude Van Johnson al primo posto: viene realizzato un episodio pilota di successo, ma la serie subirà dei ritardi e - in maniera molto strana - passa in qualche modo in sordina. 

Ora, disponibile per intero nella libreria di Prime Video, ne rappresenta una delle gemme nascoste, un prodotto assolutamente ironico, parodico e allo stesso tempo cinico, in cui Van Damme stesso da una prova assolutamente convincente non solo nelle sequenze d'azione.

Il fattore assolutamente geniale di questa serie tv, infatti, è il rapporto meta che si instaura con la vicenda personale/lavorativa dell'attore belga: dopo una vita di successi a Hollywood, il viale del declino è vicino l'angolo per Van Damme, protagonista di se stesso, per i collaboratori JCVD, che vive ormai una vita vuota, di routine fatta di acqua al cocco, giovani attrici e i ricordi dei fasti della sua carriera. 

La prima sequenza è infatti memorabile nel descriverci l'atmosfera surreale in cui il nostro vive ormai, con la malinconica "Ne me quitte pas" di Jacques Brel che lo accompagna nella sua villa moderna, anticipando Bojack Horseman nel mostrarci il vuoto dell'attore ormai dimenticato da fan e dai produttori. Dopo aver incontrato la sua vecchia fiamma Vanessa (una Kat Foster bella e bravissima), JC decide di rivolgersi alla sua agenzia per tornare in piazza dopo aver annunciato il suo ritiro. Incontra la direttrice Jane - interpretata da un'altra vecchia conoscenza della nostra infanzia, la Phylicia Rash?d de "I Robinson" - a cui annuncia che Van Damme ha chiuso col cinema, ma Van Johnson è pronto a tornare in campo: il suo ruolo di attore è una copertura, così come l'agenzia in realtà (o finzione!) si occupa di lotta alla criminalità e missioni ad alto tasso di rischio.

Non spoileriamo tutto e ci fermiamo dicendo che da qui in poi si seguono sei episodi assolutamente ben girati, con una storia in cui non mancano risate, momenti surreali, azione e un grande citazionismo della filmografia del nostro eroe, su cui si ride tanto e bene. L'autoironia del protagonista, che recita se stesso mentre non recita se stesso, è la ciliegina della torta di una prova convincente e di un progetto originale, in tutti i sensi.

Van Damme infatti viene descritto (in maniera finzionale) nella vita di tutti i giorni e indossa una maschera che spazia senza problemi dal comico al malinconico e lo fa in maniera naturale, con le espressioni facciali che lo resero famoso ai tempi che segnano un volto pieno di rughe e che tornano a fare i conti con il tempo che è passato.
Ma i conti, a Van Damme, piace farli con le mani, e una bella dose di schiaffi a malviventi russi, un paio di calci volanti in faccia a spacciatori di eroina e metanfetamina mischiate, mazzate di gruppo rigorosamente "uno alla volta, altrimenti tutti insieme è un casino", cazzute sfide automobilistiche alla Fast and Furious bendati e spaccate epiche non possono di certo mancare. 

A vincere, però, è anche la risata che la stessa produzione e lo stesso attore fanno su tutto questo manierismo ormai anch'esso - forse - perso, regalandoci sei puntate godibili, divertenti e assurde quanto basta per renderlo un piccolo cult, di cui - speriamo - verrà realizzato un seguito presto.

Jean-Claude Van Johnson è una meta-serie di azione comica fatta come si deve, scritta benissimo e recitata in maniera convincente da tutto il cast, che scivola via per ritmo e leggerezza e riporterà sicuramente alcuni di noi in quella infanzia fatta di tornei di kickboxing o improbabili viaggi nel tempo come quello di TimeCop, che rimane - come lo stesso Van Damme ci ricorda sin dal primo episodio - "più bello di Looper con Bruce Willis".

madforseries.it

4,5
su 5,0

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