Betaal: Recensione della nuova Serie TV Horror targata Netflix

Betaal: Recensione della nuova Serie TV Horror targata Netflix

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Ok, molto bene. Sedetevi comodi, chiudete gli occhi e provate a seguire il morbido tono delle mie parole e a lasciarvi cullare da esse. Lo state facendo? Bravi.

Ora meditiamo un po'. Svuotate la mente, la fantasia è vostra amica.

Vi trovate in un rifugio di fortuna piuttosto antico, c'è polvere, muffa, porte ovunque (se scricchiolanti e di fortuna ancora meglio). Pare un tempio-barricata o un tempio e basta con cose oscure, o la casa media di un ausiliare del traffico. Ci siete? Bravi.

Vi muovete, lenti, pacifici, la vostra anima è leggera.

Siete sempre nel tempio barricata, ma dietro ad una porta spessa, la porta di un'armeria/tempio/covo di altra roba oscura e assolutamente inedita, mai vista nel cinema mondo. Qualcuno bussa alla porta, è insistente, vuole venderti qualcosa o forse è la vicina con un bricco vuoto per chiederti il latte. Ti accorgi che non è un venditore, ma un gruppo di cosplay indiani vestiti come giubbe rosse zombie della Compagnia delle Indie Orientali che cercano la fila per la dedica di Naoko Takeuchi.

Rimaneste sorpresi, stupiti! “No! I cosplay in casa mia non li voglio”.

Siete gli ausiliari del traffico proprietari del tempio con roba oscura ora, e avete deciso che così non funziona e che Walt Kowalski in Gran Torino proprio non c'aveva capito una mazza. Così trovate nei vostri appartamenti un ingegnere che nessuno sapeva fosse ingegnere e che sa riparare ogni cosa in meno di cinque minuti, gli offrite parcheggi gratis per un anno e lui in un lasso di tempo tra i due e i tre minuti ripara un cannone del 1857, crea polvere da sparo, trova una miriade di chiodi arrugginiti e piazza l'ambaradan di fronte alla folla di cosplay che batte al tempo di “Raggio di luna che rendi la notte romantica, con quella luce che avvolge la sera bianca e pallida”.

Fate un respiro profondo. Ora la porta è aperta che quasi i cosplay non ci credono. Entrano irrequieti e non fanno in tempo a capire che lo special è già andato esaurito che tu, ausiliare del traffico, gli spari contro una cannonata di amore appuntito al grido di:
“Eccola la vostra Brexit, figli di p*****a!"

...e poi pongo rosso e secchi di marmellata vi rinfrescano le pareti a costo zero.

Gli occhi sono aperti, la meditazione è finita, la voce è sparita. È stata realtà o fantasia? Sogno o veglia? Troppo complicato, non ci voglio pensare, e allora aspetta che mi distraggo che è meglio, e vado di streaming.
Cos'è questo? Betaal? Sembra interessante, vai, aspetta che ci faccio un giro.

E l'incubo riparte...

C'è qualcosa di involontariamente comico nella barzelletta dell'orrore che è la trama di Betaal che oh, davvero, mica so come raccontarla.

Siamo in India e qui ok. Siamo in un paesino allo scatafascio di gente che protegge qualcosa di buio e misterioso nella foresta rurale di Campa. Ci sono degli imprenditori cattivi con baffetti staliniani che “oggi voglio mangiare carne di neonato, ma solo dopo aver asfaltato tutti 'sti poracci e aver costruito un'autostrada modernissima, spaccando a metà pure un tunnel antichissimo, che è così démodé!”. Il primo ministro che sta arrivando per inaugurare i lavori e calpestare le salme rimaste. 

L'esercito che è malvagio e pieno di sangue innocente sulla coscienza ma oh, il paese bisogna salvarlo, però sono pentito, però gli ordini sono ordini, però sono ancora in tempo per redimermi. Naxaliti ribelli comunisti indiani che vengono nominati continuamente ma in realtà neanche fanno la comparsa. Qualcosa di chiuso che doveva restare chiuso. Qualcosa di chiuso che doveva restare chiuso e che ora è aperto. E infine zombie inglesi scaduti da 160 anni e armati con fucili e tamburi da battaglia, comandati dallo zombie grande, detto anche tenente colonnello John Lynedoch, che sa anche possedere i vivi e che ha evocato in passato il demone Betaal, perché è questo che insegnano durante l'addestramento militare; quindi ora vuole conquistare il mondo...ma prima è meglio cibarsi di una giovane femmina.

Insomma, i presupposti sono questi. Che va bene, ci sta partire un po' prevenuti e alla fine se ci caschi lo stesso te la sei anche cercata, anche se una roba così proprio non te l'aspettavi.

Del resto parliamo di una creatura di Patrick Graham, già tra gli sceneggiatori delle miniserie Leila e creatore e regista di quel non è il massimo ma si lascia guardare di Ghoul, entrambe distribuite da Netflix. Quindi insomma, non proprio un asso ma neanche da cestinare appieno.

E come in Ghoul ci sta anche la collaborazione tra la Red Chillies Entertainment indiana e la BlumHouse Production di Nostro Signore dell'Horror Jason Blum, quindi dai, un po' di attenzione gliela puoi concedere che tanto che sarà mai.

Betaal: Recensione della nuova Serie TV Horror targata Netflix

Invece Betaal è tremendo!

Mette insieme senza un vero senso logico una serie di suggestioni rubate alla cultura induista per inserirle a forza in una zombie story di infimo livello. 

Che non si capisce proprio 'sta cosa: perché ti basta scavare con un po' d'analfabetismo funzionale anche solo su wikipedia per scoprire delle perle induiste che sono autentiche fiabe della paura più morbosa, splatterosa e angosciante. Cioè, non c'era proprio alcuna esigenza di tirare fuori una versione decomposta di tanti schiaccianoci, tranne giusto perché inglesi brutti e cattivi ci invadete ancora

Un sottotesto sociopolitico che comunque perde forza dopo tipo trenta secondi, così come tutto l'altro sottotesto che sei soldatino e devi obbedire per essere vero patriota e se non obbedisci allora sei un traditore. Ritrito più delle sue comparse alla formaldeide.

Betaal si riduce così ad una versione seriale, demenziale senza volerlo e fatta male, che richiama un Dead Snow all'indiana.

Non c’è nulla di nuovo, nessuna nuova via al genere. È tutto un ménage di luoghi comuni, prevedibile come la mia birra ormai calda dopo quattro puntate stralunate di nonsense, bubu settete che non fanno paura a mia nonna, artificio inceppato, gore decadente, trucco posticcio e pasticciato come gli strozzapreti panna e prosciutto (che comunque recitano meglio della maggior parte del cast). 

Non c'è tensione, non c'è proprio voglia di vivere in 'sta mini - per fortuna - serie. È tutto a prova di scemo pagliaccio, gli eventi sono delineati con la missione di rendere la trama comprensibile a mio nipote di un anno e qualsiasi potenziale ambiguità di fondo viene resa chiara con un quarto d'ora d'anticipo, perché altrimenti deludiamo il nostro Sommo Dio Deficit dell'Attenzione.
...che dai, insomma, non è possibile capire al volo che una persona è posseduta: dagli un po' di tempo a 'sto demone per orientarsi. Ce n'è di roba che ha fatto scuola in questo senso e in più registri... Basta pensare alle monumentali opere di Carpenter e Cronenberg, e cioè dai, il punto di partenza didattico lo trovi.

Betaal: Recensione della nuova Serie TV Horror targata Netflix

E per rendere ancora più chiaro il concetto, non perdetevi l'attesissimo “Nella prossima puntata...” svelato da un mega tomo demoniaco che ci dice per filo e per segno tutto quello che accadrà man mano per colpa della maledizione. Tipo un manuale d'istruzione per superstiti deficienti. 

C'è confusione totale in fase di scrittura, personaggi che procedono e si perdono in lunghe riflessioni ad minchiam senza maturare la loro ragione drammatica di un centimetro, attori che si muovono come bavose, la roba che centinaia di inglesi sono stati bloccati in un tunnel e il colonnello sapeva esattamente cosa fare, ovvero usare la magia nera che lui conosceva a menadito per uccidere tutti i suoi uomini e trasformarli in zombie, così aspetta che arriverà qualche scemo che ci libererà e poi perepè qua qua, qua qua perepè!

E battutacce che, ok che l'India è giusto ora in fase di sviluppo e deve recuperare le mode del passato e tra poco tutti fumeranno Marlboro nei locali chiusi con addosso il borsalino, ma qui siamo davvero tornati nel rombante anno '91, quando un robottone tutto sorrisi e Zecchino d'Oro ti apriva le porte dell'oltretomba con "hasta la vista baby".

A seguire (e a memoria) qualche altra battuta da Premio Nobel:

  • "Siamo nati dalle paludi più oscure della Gran Bretagna!"
  • "Se mai diventassi come loro, sparami" (immancabile).
  • "Gli inglesi hanno rubato il nostro lavoro, rubato l’oro, rubato la terra e ora rubano anche i nostri fantasmi!"
  • “Hanno le chiavi!”, “Certo l'hanno costruito loro questo posto!” (riferito agli zombie) 
  • La già citata “Brexit” in una delle scene più imbarazzanti della recente storia seriale. 
  • "È mio cugino, non posso lasciarlo solo, ho promesso a mia zia che mi sarei occupato di lui!" 
  • "Uno, due, tre, quattro, "cinque"... "Sei" (in una scena di conta al buio, dove il sesto è uno zombie stalker).
Betaal: Recensione della nuova Serie TV Horror targata Netflix

Tutte le nobili ragioni iniziali vanno in vacca, così come il denso dramma interiore di Vikram Sirohi (interpretato da Vineet Kumar Singh) che fa un po' da collante e motore psicologico di ogni, più o meno, passivo evento o decisione, e tutto prende la forma di una banalissima corsa alla sopravvivenza, dove non si sa che fare ma intanto qualcosa si fa, anche se tutto capita a caso. 

Si naviga a vista, si aspetta l'alba salvifica, si cerca di capire e picchiare il grande Male, ci si rifugia, si litiga, si “pensa” al passato, si fissa il vuoto, si spranga un'uscita, si chatta al pc, ogni tanto ci si divide perché sennò ci sono troppi angoli bui ancora da scoprire in solitaria e mica vogliamo lasciarli lì che mo' s'offendono. 

E non servono a nulla il lavoro del direttore della fotografia Tanay Satam e le composizioni di Benedict Taylor e Naren Chandavarkar, tutte votate al folk, al mistico, ai chiari e scuri di una cultura antichissima e piena di misteri non detti e sepolti nella terra e nelle anime della sua gente, che avrebbero altrimenti dato vita ad un vero horror di stampo esotico ed ottima alternativa alle patinate produzioni americane, se il nostro interesse di fondo è meno spesso di quello che riserviamo ad un pezzo di fontina sciolto al sole. 

Rivoglio Bollywood.

Betaal è una serie interessante, dagli ampi risvolti narrativi. Una denuncia sociale in chiave horror che graffia nella pelle e nella mente grazie anche a magistrali interpretazioni e ad una sceneggiatura curata, fresca e ricercata.

Tutto questo se vi siete gettati da soli dell'acido nitrico sugli occhi.

madforseries.it

1,5
su 5,0

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