The Handmaid's Tale 4: Recensione dei Primi Tre Episodi della nuova Stagione

The Handmaid's Tale 4: Recensione dei Primi Tre Episodi della nuova Stagione

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Attenzione: questo articolo contiene spoiler

La distopie sono frutto di una fantasia plausibilmente spiccata, rappresentazioni di un futuro immaginario, che descrivono scenari irreali e astratti. Sono delle ipotesi che, agli occhi di noi occidentali privilegiati, cittadini di uno stato di diritto, sembrano assurde e irrealistiche. In quanto ipotesi, però, partono da aspetti assolutamente concreti nel nostro presente, immaginandone e descrivendone alcune implicazioni, di certo indesiderabili, magari estremizzate, ma senz'altro possibili. 

Da quando è andato in onda l'ultimo episodio della serie TV The Handmaid's Tale, il finale della terza stagione, il mondo è cambiato: si potrebbe dire che ci troviamo, da oltre un anno, anche noi in quella che fino a qualche mese fa sarebbe stata definita una distopia, anche se imparagonabile.
Ora che l'impossibile è realtà, ora che azioni quotidiane sono diventate impensabili e che, viceversa, atti prima assurdi sono abitudine, ora che viviamo ogni giorno in una situazione estrema, quando siamo di fronte ad altre storie estreme, se pur diversissime, come quella de Il racconto dell'Ancella, si fanno inevitabilmente più pressanti domande come: "io da che parte starei?", "io come mi comporterei al suo posto?". Paradossalmente però, ora, rispondere a quelle domande è spesso meno facile e soprattutto meno automatico. E ciò perché le situazioni estreme sono per loro natura complesse, così come le persone che le vivono, le motivazioni che le generano e le conseguenze che determinano.

Il pregio, nonché la cifra di The Handmaid's Tale, è proprio la sua capacità di non cedere alla tentazione manichea di ridurre la propria trama ad una scacchiera che vede bianco e nero uno contro l'altro, perché in realtà la lotta tra bene e male si svolge in un campo grigio sterminato di cui non è mai semplice tracciare i confini. 

The Handmaid\'s Tale 4: Recensione dei primi tre episodi della nuova stagione

Quanto ho detto è ancora più evidente nella quarta stagione della serie, di cui Hulu qualche giorno ha reso disponibili i primi tre episodi - disponibili in Italia sulla piattaforma TIM Vision. La trama riprende esattamente dai momenti concitati del finale della scorsa stagione, quando grazie ad un'azione eroica di June - che viene ferita dagli spari dei militari - le ancelle riescono nella missione di far partire verso il Canada un aereo con a bordo oltre ottanta bambini.

La trama dei nuovi episodi

La nuova stagione quindi ricomincia da una June ferita, che viene portata in salvo e curata dalle amiche. Tutte insieme, si rifugiano in una fattoria di proprietà di una giovanissima moglie sposata ad un Comandante molto anziano. Lì, dismettono i loro iconici capi rossi, per celarsi dietro le umili vesti delle Marte. Ma ben presto quel nascondiglio non sarà più sicuro e saranno costrette a muoversi altrove. 

Nel mentre, in Canada, Serena e Waterford sono stati arrestati e sono in profonda crisi, e tentano di salvarsi ognuno a discapito dell'altro. Luke si divide tra l'attivismo e la cura di Nichole, la bimba nata da June e Nick e contesa da Serena che la considera figlia propria; mentre Moira, Emily e Rita si occupano dei bambini arrivati da Gilead, e non è affatto semplice come potrebbe sembrare.

Da questi primi tre episodi, si intuisce come la linea già sottile tra giusto e sbagliato sia ancora più labile, e i due livelli spesso finiscano con il sovrapporsi. La trasformazione della protagonista è sempre più palese: prima, gli atti violenti di cui si macchiava, anche quando commessi per difendersi, erano sempre accompagnati da accenni di rimorsi e sensi di colpa. Adesso invece, premeditati o meno, sono spinti da un giustificabile desiderio di rivalsa che trascende l'istinto di autoconservazione, e mira piuttosto alla realizzazione di un senso di giustizia, pur sommaria che sia. 

The Handmaid\'s Tale 4: Recensione dei primi tre episodi della nuova stagione

Nella dinamica dei ruoli del regime autoritario immaginato in questa storia, le ancelle rappresentano le vittime naturali, non necessariamente perché deboli o remissive (anzi, è più facile il contrario), ma perché non sono altro che oggetti. Nel corso delle stagioni però, il personaggio interpretato da Elisabeth Moss si è via via spogliato dei panni della vittima, acquisendo sempre più consapevolezza, che ora  traspare in tutta evidenza dalle sue azioni e dalle sue parole: la resistenza (Mayday) è lei stessa, sono loro. 

In Canada

La linea tra bene e male è sempre più sottile, affilata come il coltello che ti trafigge di fronte all'ingenuità del bambino che fatica ad ambientarsi e che vorrebbe tornare a casa sua. Come spieghi ad un bambino innocente perché è stato strappato nel cuore della notte da quelli che lui considera e ama come suoi genitori? Questo è quello che cercare di capire Moira, che non si capacita del fatto che la sua amica abbia scelto, ancora una volta, di rimanere a Gilead, lasciando lei e il marito a gestire tutte le conseguenze. Perché tra eroe ed egoista c'è la stessa differenza che c'è tra salvataggio e rapimento: due facce della stessa medaglia, due antonimi che tuttavia convivono nella stessa persona e nello stesso avvenimento, a riprova della complessità delle situazioni e delle persone, se solo si guardano da diversi punti di vista. 

Altrettanto complesso è l'arco narrativo di Serena Waterford, ora ad una svolta decisamente interessante.

The Handmaid\'s Tale 4: Recensione dei primi tre episodi della nuova stagione

Che conseguenze avrà la sua gravidanza nella dinamica con il marito? Il loro rapporto, già teso, è ormai sfociato nello scontro aperto. Non è chiaro ancora chi avrà la meglio, ma si può intuire che il loro confronto non sia importante solo nell'ambito della storyline dei singoli personaggi, ma possa giocare un ruolo essenziale nello sviluppo dell'aspetto "geopolitico" della trama, in vista di quella di una conclusione della serie che sembra sempre più vicina. 

Vale l'attesa

Anche se si è fatta attendere parecchio, The Handmaid's Tale 4 nei suoi primi episodi mantiene ciò che ha promesso nelle scorse stagioni. Il ritmo più lento del primo episodio, ci permette di immedesimarci nello stesso clima di recupero delle forze e di attesa, per poi accelerare negli episodi successivi, dove gli eventi si susseguono senza sosta, con continui colpi di scena e ribaltamenti della situazione, fino al termine della terza puntata con un cliffhanger che ci lascia col fiato sospeso fino al prossimo giovedì.

Già dai primi tre episodi, la quarta stagione conferma The Handmaid's Tale come uno dei prodotti televisivi più validi degli ultimi anni, se non nell'intero panorama delle serie TV.
Ne sono prova le valanghe di premi che riceve ogni anno, che riconoscono nella potenza della trama e nella straordinarietà di un cast eccezionale gli ingredienti perfetti per il successo di una serie.

madforseries.it

4,8
su 5,0

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