The Crown: la Recensione della Quarta Stagione della Serie TV Originale Netflix

The Crown: la Recensione della Quarta Stagione della Serie TV Originale Netflix

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Attenzione: questo articolo contiene spoiler

Merita sicuramente uno dei primissimi posti nella categoria binge watching di novembre, The Crown, la premiata e acclamata serie di Netflix dedicata alle vicende di Buckingham Palace e della Regina Elisabetta II.

Finora la serie TV ha ricoperto un arco temporale di più di 40 anni: più o meno dall’ascesa al trono di Elisabeth e dal suo matrimonio, nel 1947. Procedendo via via a raccontare gli eventi più significativi del suo regno, della sua famiglia e della storia, la quarta stagione è arrivata a coprire il periodo che va dalla fine degli anni ’70 fino all’inizio degli anni ‘90, fase che coincide con il governo Thatcher e, soprattutto, in cui è entrata in scena, facendosi conoscere e amare dal mondo intero, la mitica Lady D.

Donne al potere

Elisabeth, Margaret, Diana.
Regina, Prima Ministro, Lady.
Tre donne molto diverse per storia, retaggio e personalità, ma tutte e tre sperimentano il potere, in forme molto diverse anch’esse.

La Regina è ligia, seria e risoluta. Non lascia molto spazio alle emozioni, né privatamente, tantomeno pubblicamente. Nel corso delle stagioni ne è stato fatto un ritratto meticoloso, descrivendone il rapporto con il marito, con la sorella, con i figli e con il suo popolo. Olivia Colman ne ha vestito i panni nella terza e nella quarta stagione in modo eccezionale, raffigurandone la notoria compostezza anche nei momenti più destabilizzanti ed emotivamente più importanti, riuscendo tuttavia a svelarne l’umanità in piccoli e quasi invisibili gesti: un leggerissimo tremolio nella voce, uno sguardo, una pausa leggermente più lunga tra una frase e l’altra. Soprattutto dopo la scena magnifica con Michael Fagan, l'avventore che si è ritrovato in camera da letto, non sarà facile dimenticarla. È un vero peccato doverla salutare con questa stagione, per il tradizionale rinnovo totale del cast di The Crown ogni due anni.

The Crown: la Recensione della Quarta Stagione della serie originale Netflix

Gillian Anderson è superba nelle vesti di Margaret Thatcher, un personaggio che le calza a pennello. Iron Lady (la Lady di ferro) è il soprannome di quella che è stata una delle più note Prime Minister inglesi (forse seconda solo a Churchill), perché, per gli undici lunghi anni al comando, ha tenuto testa alle sue idee, a ciò che voleva per il suo paese, anche se ciò significava scontrarsi con gli inglesi stessi, con il partito, e con i monarchi: una statista, insomma, nel vero senso del termine. Aldilà delle opinioni politiche, la storia della Gran Bretagna, (come anche quella mondiale) ha conosciuto ben pochi politici della caratura di Margaret Thatcher, e la Anderson le rende onore con una interpretazione da Golden Globe.

The Crown: la Recensione della Quarta Stagione della serie originale Netflix

Lady D: amata in tutto il mondo, venerata prima e dopo la morte, un’icona senza tempo, sicuramente uno dei simboli di una intera generazione. In questa stagione vediamo una Diana giovanissima, agli esordi nella famiglia reale e, di conseguenza, negli impegni ufficiali e nella cronaca mondana. Quando il personaggio che si è chiamati a interpretare è così noto e amato, il lavoro dell’attore è ancora più difficile, perché si rischia di scadere nella banale imitazione. Non è il caso di Emma Corrin, che è semplicemente strepitosa nei panni di Diana. La somiglianza indubbia di certo aiuta, ma lei riesce a fare tutto con gli occhi, che sembrano proprio quelli della principessa.

The Crown: la Recensione della Quarta Stagione della serie originale Netflix

In questi episodi viene data molta importanza alle fragilità di Diana, che notoriamente soffriva di bulimia, esplosa anche a causa delle difficoltà matrimoniali; ma non è per una svista che ho parlato di tre donne al potere: anche Diana ha in mano un potere enorme, anche se nel corso di questa stagione sta appena iniziando a conoscerlo e a prenderne dimestichezza. Si tratta di un potere mediatico, di “influenza”, come diremmo oggi, che Diana imparerà a usare per svolgere un ruolo di ambasciatrice per moltissime iniziative benefiche. Non è un caso che nella serie sia stata dedicata tanta importanza alla visita della Principessa del Galles nell’ospedale della periferia di New York dove erano ricoverati bambini malati di AIDS. In quegli anni (siamo nella seconda metà degli anni ’80), il virus dell’HIV e la malattia dell’AIDS spaventava tutti e mieteva centinaia di vittime. Era considerata (e spesso, erroneamente, lo è tuttora) la malattia dei reietti, degli ultimi: poveri, tossici, omosessuali. Quella visita, e l’abbraccio con cui Diana, in maniera del tutto spontanea,  ha sorpreso quel bambino (e anche il mondo intero), ha fatto molto di più di pagine e pagine di riviste scientifiche per scalfire lo stigma che avvolge questa malattia e chi ne è affetto.

Gli altri

The Crown non si può certo definire uno show corale, tuttavia è vero che – anche per merito della bravura e della cura dei dettagli degli sceneggiatori – non è facile distinguere i personaggi principali da quelli secondari. In questa stagione io ho identificato in Diana e in Margaret Thatcher le protagoniste, insieme alla Regina, ovviamente.
Tutti gli altri hanno dei ruoli secondari, e non solo nel film. Nello serie TV di Netflix viene enfatizzato molto l’eterno ruolo di subalterni al quale sono inevitabilmente relegati tutti coloro che gravitano attorno alla Corona, pur non essendo destinati a indossarla.
Emblematica in tal senso è sicuramente la figura della sorella minore della Regina, la Principessa Margaret, interpretata a dir poco magistralmente da Helena Bonham Carter. In questa stagione la vediamo lottare per mantenere uno status che, a poco a poco, come la giovinezza e la fama, vede scivolare via. La puntata struggente nella quale scopre le cugine tenute nascoste perché malate, è una perla estremamente significativa per questo personaggio. È stato sempre raccontato che Margaret, infatti, avrebbe voluto essere regina molto più volentieri di Elisabetta, ma sarebbe stata in grado di tenere fede a se stessa, in un ruolo così delicato? O avrebbe finito con l’odiarsi e con l’odiare persino il posto sul trono tanto agognato?

The Crown: la Recensione della Quarta Stagione della serie originale Netflix

Un passo indietro è il posto a cui sono destinati anche gli uomini di questa serie. Ed è eloquente la differenza che viene rimarcata nei diversissimi modi che hanno i vari personaggi maschili, di gestire questa posizione. Il Re Philip, con la maturità, a differenza delle prime stagioni nelle quali si sentiva un po’ stretto nelle retrovie, sembra ormai aver accettato il suo ruolo. Estremamente moderna, soprattutto per l’epoca, è poi la figura del marito della Thatcher, affatto in difficoltà accanto a una moglie famosa e importante.
Non si può dire lo stesso di Carlo. Lui è il futuro Re, come non esita a ricordare spesso ai fratelli minori, costantemente sminuiti perché sempre più lontani nella linea di successione e, quindi, per lui, insignificanti. Eppure, non appena viene annunciato il suo fidanzamento con Diana Spencer, si scopre relegato a un ruolo subalterno rispetto a lei, che diventa la vera star, e che, con il suo carisma, magari involontariamente, gli ruba la scena ovunque vada.

The Crown: la Recensione della Quarta Stagione della serie originale Netflix

Pare che il Principe  non sia molto felice di questa stagione di The Crown e, per quanto lo riguarda, ha ben ragione a non esserlo. In effetti, non viene dipinta una bella immagine di lui, né come uomo né come marito. È abbastanza palese che la storia venga raccontata dal punto di vista di Diana. E non solo perché è sicuramente un punto di vista molto più interessante, televisivamente e narrativamente parlando. Ma anche – molto più semplicemente - perché Diana ha potuto raccontarlo. Mentre il ruolo di Carlo non gli consente di esporsi troppo, al contrario, grazie al divorzio, Diana ha potuto divincolarsi dagli obblighi che inevitabilmente impone il far parte della Famiglia Reale Inglese, notoriamente restia a lavare i panni sporchi fuori dal palazzo.

Regia e fotografia: altri protagonisti

Attori abilissimi, certo, e sceneggiatura straordinaria. Ma sono la regia e la fotografia a fare di una serie bellissima come The Crown, un vero capolavoro. Mi limito a citare solo il primo episodio, nel quale veniamo rapiti da una serie di diverse scene che, in un veloce crescendo di tensione, culminano nella morte violenta di Lord Mountbatten, a seguito dell’attentato ordito dall’IRA, l’organizzazione terroristica per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord.

Ma si potrebbe anche parlare dell’incontro "shakespeariano” tra Diana e Carlo, o del loro ballo durante la visita in Australia, o ancora delle scene di caccia in Scozia. Sono innumerevoli le parti che meriterebbero di essere menzionate e che, anche sole, rendono l’idea del livello di The Crown, che si conferma come una delle migliori serie, non solo di Netflix, ma anche dell’intero panorama televisivo e dello streaming.  

Come un vino pregiato, The Crown, già di estremo valore, dimostra di sapere persino migliorare col tempo, regalandoci una quarta stagione fenomenale, con delle interpretazioni strabilianti e una fotografia da togliere il fiato.

madforseries.it

4,8
su 5,0

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