C'era una Volta: la nostra Recensione della Serie TV targata ABC del 2011

Scritto da: Matteo RossiData di pubblicazione: 

"C'era una volta una bellissima principessa di nome Biancaneve. La Regina, sua matrigna, invidiosa di lei, l'avvelenò con una mela stregata, facendola sprofondare in un sonno senza fine. Solo il bacio del principe, suo unico e vero amore, potè risvegliarla e da allora vissero per sempre felici e contenti".

Da Charles Perrault ad Hans Christian Andersen sono tanti gli scrittori che si sono cimentati nella scrittura di intramontabili fiabe, che con le loro storie ambientate in epoche lontane, le loro morali e insegnamenti, hanno saputo conquistare il cuore di milioni di persone.
Walt Disney e la sua azienda, sono poi riusciti a infondere quegli stessi sentimenti nelle trasposizioni in lungometraggi animati, ricreando la magia provata durante l'immersione nella lettura cartacea e rendendo ulteriormente iconici le storie e i personaggi.

Nel 2011 l'emittente ABC decide di raccogliere queste eredità e produrre una serie tv andata in onda per 7 stagioni fino al 2018, creata da Edward Kitsis e Adam Horowitz (già sceneggiatori di Lost).

C'era una Volta (nome originale Once Upon a Time) vede dipanarsi le sue trame dal momento in cui la protagonista Emma Swan riceve la visita di suo figlio Henry Mills, abbandonato da lei anni prima, che la conduce nella cittadina di Storybrooke. Qui vivono tutti i personaggi delle fiabe, trasferiti nel mondo reale da un sortilegio lanciato dalla Regina cattiva, senza ricordi della precedente realtà e senza possibilità di un lieto fine. Emma dovrà trovare dentro di sè la volontà di credere che le favole sono vere e che quegli intrepidi eroi sono reali, se vorrà essere la Salvatrice profetizzata e spezzare il maleficio.

Lo show trae spunto dalle fiabe classiche e dai suoi protagonisti, rivisitando e combinando fra loro le vicende, così da costruire una storia fresca e inedita.
Viene dato ampio spazio al background dei personaggi, alternando durante la puntata sequenze ambientate nel presente e nel passato con l'uso costante del flashback (metodica già ampiamente impiegata in Lost). In questo modo, non solo vengono comprese meglio alcune dinamiche interne all'episodio narrato, ma si riesce anche a dare una maggiore profondità ai protagonisti stessi.

Le prime due stagioni presentano una trama orizzontale che si dipana passo dopo passo, inframmezzata da puntate filler o autoconclusive, invece le successive tre subiscono un cambio di rotta: la modalità scelta vede infatti la suddivisione della stagione in due blocchi, come se fossero due volumi di fiabe distinte.
Se da un lato questo schema vede una minor dispersione e allungamento della storia, con un ritmo sicuramente più serrato, dall'altro si perde un po' di coesione, tanto è vero che nelle ultime stagioni si torna alla modalità originale, ma con risultati altalenanti.

La sceneggiatura, benché riesca a creare vicende interessanti e in alcuni casi articolate, presenta qualche imprecisione, svista o vero e proprio buco di trama, sul quale però, nel bene o nel male, si chiude un occhio, perché ciò a cui punta la serie è arrivare a toccare le corde giuste delle emozioni dei suoi spettatori, e quello riesce a farlo egregiamente.

I personaggi non sono gli stessi delle storie classiche: come precedentemente detto, le fiabe vengono rivisitate e così anche i protagonisti, può capitare ad esempio che eroi siano in realtà villain e viceversa, in un gioco volto a stupire lo spettatore e creare una propria "mitologia" originale.

Gli attori con la loro recitazione, aiutati anche dai già citati flashback, arricchiscono la caratterizzazione di personaggi che spesso nelle favole originali sono estremamente semplificati.

La Regina cattiva, interpretata da una superba Lana Parrilla, è senza ombra di dubbio la star dello show, riuscendo ad attirare le simpatie del pubblico con il suo percorso di maturazione, non privo di ostacoli e difficoltà.

Biancaneve e il principe, che hanno il volto rispettivamente di Ginnifer Goodwin (vista recentemente in Why Women Kill) e Josh Dallas (Manifest), nelle scene in comune riescono davvero a creare la "magia del vero amore": si nota infatti la perfetta sintonia fra i due attori, complice anche l'effettivo innamoramento sul set.

Jennifer Morrison (Dr. House), che veste i panni del personaggio inedito di Emma Swan, rende al meglio, tra sguardi e movenze, la fragilità e la solitudine di una donna cresciuta sola senza genitori e che ha perduto la fede e la speranza.

Menzione d'onore infine per Robert Carlyle che interpreta un perfetto Tremotino subdolo e manipolatore, a cui però gli sceneggiatori non riescono a creare una storyline convincente, facendolo cadere in uno stancante circolo vizioso, costretto a ripetere costantemente gli stessi errori.

Nel suo complesso lo show, a dispetto di alcune lacune nella storia, riesce nel suo intento di far sognare lo spettatore, spegnendo per un momento il contatto con la realtà circostante e immergendolo in un mondo fantastico dove ogni cosa può accadere, emozionandosi con quegli stessi eroi e quelle stesse storie dell'infanzia, ma con pizzico di modernità e imprevedibilità.

C'era una volta riporta in auge il genere favolistico, con uno show che reinterpreta le storie classiche, mantenendo allo stesso tempo viva la magia originale che le contraddistingue.

Anche se la trama in alcuni punti presenta delle forzature, i protagonisti così carismatici riescono a bucare lo schermo e a rimanere impressi nel cuore dei fan.

madforseries.it

3,0
su 5,0

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